venerdì 3 febbraio 2017

STADIO DELLA ROMA: PARERE TECNICO SFAVOREVOLE PER NON PAGARE IL PREZZO POLITICO DI UN ALTRO NO. Contributo di Lorenza Baroncelli


Mentre siamo tutti occupati a sbrigliare la matassa dei rapporti tra Virginia Raggi, Salvatore Romeo e Raffaele Marra, mentre indaghiamo sul torbido rapporto tra il Movimento Cinque Stelle e la destra romana, qualcosa di più grave sta accadendo in Campidoglio: si sta dicendo NO allo Stadio della Roma, si sta uccidendo il futuro della città.
Ieri, il Comune ha inviato alla Regione Lazio, sede della conferenza di servizi, una relazione tecnica, con “parere sfavorevole”, sul progetto dello Stadio della Roma.
Il giudizio è stato negativo perchè sono state rilevate criticità legate alla sicurezza stradale e idraulica (con zone definite a rischio per fenomeni idraulici) e alla carenza di funzionalità (viabilità, parcheggi, trasporto pubblico). Come si legge nelle 42 prescrizioni presentate, l’unico modo per far diventare il parere “favorevole”, sarà ridurre le cubature sull’area.
In realtà, quando Paolo Berdini afferma che sia necessario eliminare le torri di Liebeskind, sta decidendo di ridurre drasticamente non solo i metri cubi di cemento ma anche gli oneri urbanistici, ossia i soldi privati destinati alla sistemazione della viabilità, la costruzione dei parcheggi, l’implementazione del trasporto pubblico. In altre parole, sta chiedendo di stralciare dal progetto proprio quelle opere che, a suo giudizio, già oggi sono insufficienti.
Quindi, se i tecnici danno parere sfavorevole a un progetto che prevede 440 milioni di opere pubbliche, è difficile immaginare che quando queste saranno ancora meno, diano parere positivo.
Più facile invece pensare che il parere sfavorevole e la richiesta di riduzione delle cubature, siano un escamotage "tecnico" per dire NO al progetto dello Stadio senza pagarne il prezzo politico.

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