mercoledì 11 gennaio 2017

STADIO DELLA ROMA : "Uno stadio, una città". Contributo di Laura Coccia






Saper cogliere le occasioni, saper immaginare un’idea di città oltre le contingenze, coniugare la tutela della collettività con la prospettiva di crescita e sviluppo, queste dovrebbero essere le aspirazioni di chi governa una città. 
Ancor più se questa città è Roma, una Capitale internazionale, ancora troppo mortificata.
Lo stadio della Roma, anzi, il Progetto dello Stadio della Roma, è una di queste occasioni, da non derubricare in maniera ideologica e opportunistica solamente a una crociata pro o contro le “cubature”. Nel progetto Stadio della Roma c’è l’idea di sviluppo di un intero quadrante, c’è l’impostazione di un nuovo rapporto tra pubblico e privato, in cui il privato che vuole investire nella Capitale deve trovare un partner istituzionale forte e determinato, come non appare oggi.
Il potenziamento dei trasporti pubblici nella zona, il potenziamento della Roma Lido e, oltre agli interventi di urbanizzazione e arredo pubblico, sono occasioni per la promozione e il rilancio di un intero quadrante, sono gli aspetti di una riqualificazione che difficilmente il soggetto pubblico potrebbe avviare oggi e con i tempi immaginati.
Davvero una manna dal cielo per una Giunta che si sta dimostrando incapace di scrivere un Bilancio e di gestire tagli e risparmi che andranno a colpire senza distinzioni categorie deboli e già in difficoltà. 
Condurre una battaglia ideologica che, magari, permetta di costruire lo stadio, decurtando le opere pubbliche a carico del privato sarebbe una vera sconfitta per la città e per le sue aspirazioni.
Prima di tutto la Delibera della precedente Giunta, che riconosce l’interesse pubblico dell’opera e approva il progetto non può essere sconfessata. Questo comporterebbe il dover ricominciare da capo tutto il percorso e, oltre a lungaggini burocratiche che ancora una volta peserebbero sull’opera, c’è il concreto rischio di dover pagare penali all’AS Roma. 
Inoltre, l’Assessore Berdini (seppure già più volte sconfessato da Giunta e maggioranza), vorrebbe costruire un’opera attrattiva come lo stadio e gli spazi commerciali adiacenti, più o meno ridotti senza le opere pubbliche di decongestione della circolazione previste nell’accordo. Questo comporterebbe una pressione su quel quadrante tale da restituire un caos tutto a carico del Comune che dovrebbe riuscire a gestirlo, con ulteriori spese e complicazioni di diversa natura. Non voglio usare l’espressione cattedrale nel deserto, perché non restituirebbe la sensazione di congestione e traffico visto che in quella cattedrale tutti vorranno arrivare e rimanere.
Infine, come è naturale che sia, la conclusione della diatriba sullo stadio della Roma avrà un riflesso nazionale e internazionale. Lancerà, soprattutto, un segnale a imprenditori e aziende, chiarendo se Roma (e l’Italia. Immaginate un governo cinque stelle…) siano in grado di sostenere progetti di sviluppo e crescita, tutelando sostenibilità, territori e cittadini, in maniera seria e leale. O se si rischi di investire in un Paese in cui le regole possono cambiare da un momento all’altro. In cui l’interlocutore in nome di una crociata di facciata possa rimangiarsi i termini di un accordo o in cui sia la burocrazia a bloccare tutto.
Ecco perché oggi, il Progetto dello Stadio della Roma e la sua gestione raccontano di più della costruzione di una grande opera architettonica. Ed ecco perché le titubanze e la mancata trasparenza delle risposte di Raggi, Frongia e Berdini preoccupano i romanisti, i romani e tutti gli italiani.
Non credo che i Cinque Stelle avranno mai consenso e forza per governare il nostro Paese, ma anche solo pensando che possa accadere, che segnale mandano a imprenditori italiani ed esteri? Chi potrebbe investire in un Paese governato da chi può cambiare i termini di un accordo da un momento all’altro? Chi rischierebbe di aprire un’impresa di grandi dimensioni, portando lavoro, rischiando di vedersi cambiare le carte in tavola da un momento all'altro e senza sapere dove sia realmente il mazziere se a Roma o tra Genova e Milano?

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