giovedì 19 gennaio 2017

La situazione a Roma e il "rinnovamento" di Virginia Raggi. Contributo di Roberto Giachetti

Per chi credeva che l’elezione di Virginia Raggi si sarebbe abbattuta come uno tsunami sulla gestione di Atac e Ama, ci sono brutte notizie. Solo un mese fa la Sindaca dichiarava fiera: “Siamo già impegnati da tempo nell’opera di risanamento di Ama e voglio chiarire che le dimissioni dell’assessora Muraro non rallenteranno il rinnovamento iniziato proprio grazie al suo impegno nei mesi scorsi. Ama deve tornare ad essere completamente al servizio dei cittadini e superare le difficoltà che hanno impedito ai suoi dipendenti di svolgere efficientemente il proprio lavoro, e ai cittadini di fruire di prestazioni degne di una capitale europea”. Purtroppo, i primi effetti di questo “nuovo corso”, anziché esplicarsi sulla qualità dei servizi e delle prestazioni, passano solo per l’applicazione dell’aumento salariale ai propri lavoratori, disattendendo l’incremento di 2 ore lavorative in più alla settimana e la distribuzione dei turni anche di domenica, previsto nell’accordo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale sottoscritto a luglio.
Le condizioni in cui versa Roma sono sotto gli occhi di tutti, soprattutto nelle giornate di domenica e lunedì.
La situazione di emergenza, ormai, è una costante. Quindi, la ricetta proposta dai 5stelle, è far lavorare gli operatori come prima, ma guadagnando di più.
Bene, anzi, non proprio.
Capiamoci. Il problema non sono i lavoratori. Il problema non sta nel riconoscimento dei loro diritti. Come è del tutto evidente, i dipendenti di Ama devono lavorare di più perché la città necessita di un maggior servizio e di una maggior copertura, in termini di tempo e di interventi. E - come è logico che sia - se i dipendenti lavorano di più risulta assolutamente corretto riconoscergli un aumento salariale. Ma se la prima condizione non si verifica, appare quanto meno assurdo il verificarsi della seconda.
Così come più volte sottolineato dall’ex Presidente Fortini, una delle criticità di Ama è rappresentata senza dubbio dalla cattiva organizzazione dei dipendenti, dalla pessima distribuzione dei turni e dalla poco oculata gestione delle risorse, umane ed economiche. Questo aspetto si riverbera in maniera direttamente proporzionale sulla qualità dei servizi: scadenti, sciatti e mediocri.
Rispetto quindi all'aumento dei salari deciso dall’Amministratore unico Giglio, sarebbe interessante conoscere la posizione dell’Assessore Colomban, il quale, sul tema dei costi, dell’efficienza e dell’utilizzo delle risorse, aveva annunciato un netto cambio di rotta. Così, giusto per testare le sue capacità di funambolo.
Il dato politico che emerge da questa assurda vicenda, è uno: il palese corto circuito che si è innescato tra Azienda, Comune e sindacati romani. Contro ogni logica, infatti, si disattende un faticoso accordo raggiunto a livello nazionale, esponendo Roma Capitale ad una pericolosa serie di conseguenze, sia sul piano giuridico che sul piano sociale. Da un punto di vista giuridico, si potrebbe configurare un grave danno erariale in quanto si continuerebbe a ricorrere in maniera massiccia agli straordinari per sopperire alle esigenze di pulizia della città; in secondo luogo, la corresponsione dell’aumento senza un effettivo allungamento dell’orario di lavoro, appare un atto del tutto illegittimo e crea, a mio avviso, anche un’evidente disparità tra i vari dipendenti comunali. Altro elemento non secondario è rappresentato dal fatto che, come al solito, questa sconsiderata decisione si riverserà totalmente sui cittadini, i quali vedranno aumentate le tariffe Tari a fronte di un servizio uguale a prima, ossia pessimo.
Da un punto di vista generale invece, si corre il rischio di creare, anche nelle altre grandi città, un effetto a catena nelle aziende che si occupano del servizio rifiuti, i cui i lavoratori, come ad esempio sta accadendo a Napoli, sono già in stato di agitazione per vedersi riconosciuti i medesimi “privilegi” dei colleghi romani.
Mi chiedo dunque fino a quando i cittadini e le cittadine romane saranno costrette a pagare le cambiali elettorali contratte dalla Raggi. Quante altre corporazioni dovranno accontentare i 5stelle prima di iniziare ad amministrare Roma? Quando Virginia Raggi inizierà a rendersi conto della responsabilità e del ruolo che comporta essere il sindaco di Roma?

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