giovedì 10 novembre 2016

Torri dell'Eur: decide la burocrazia e non la politica. Il contributo di Lorenza Baroncelli e Alessio Conti




Il 7 Novembre il Tar ha annullato le decisioni prese dall’Amministrazione Raggi ed ha così dato il via alla riqualificazione delle Torri dell'Eur. 
Questa è una storia che abbraccia le Amministrazioni Alemanno, Marino e Raggi e che oggi, grazie ad un tribunale e non a chi governa, inizia a vedere una soluzione.
La storia della riqualificazione delle Torri dell'Eur inizia durante la Giunta Alemanno che prende la decisione di demolirle, variarne la destinazione d'uso e realizzarvi residenze di lusso. 
In cambio il Comune avrebbe ricevuto oneri per 24 milioni di euro. 
Con la Giunta Marino, l'Assessore Caudo costruisce un nuovo accordo con Alfiere Spa (società partecipata al 50% da Cassa Depositi e Prestiti e al 50% da Telecom) che, restando invariata la destinazione urbanistica dell'area, prevede il restauro conservativo del bene finalizzato alla realizzazione della nuova sede Telecom e il versamento di oneri all'amministrazione per solo 1 milione di euro. A garanzia di questo accordo viene posta una penale pari a 180 milioni di euro da versare in caso di rescissione unilaterale dell'accordo.
A fine Luglio 2016, proprio quando i lavori stanno iniziando, l'Amministrazione Raggi ritira il permesso a costruire in autotutela in quanto la Procura ha sollevato dubbi sull'ammontare degli oneri versati, giudicati insufficienti. A quel punto Telecom, che nel frattempo ha cambiato management, manifesta la sua volontà di rescindere l'accordo e può esercitare l'opzione senza incorrere nel pagamento della penale. Un gran favore a Telecom ma un grande problema aperto per un quadrante della città sul quale l'Assessore Berdini inizia a rilasciare dichiarazioni contraddittorie e confuse (come la rinuncia ai 24 milioni di euro poi smentita) senza che vengano prodotti atti di governo.
Solo lunedì scorso, 7 novembre 2016, la situazione viene sbloccata dal TAR che accoglie il ricorso presentato da Alfiere Spa contro le decisioni dell’amministrazione Raggi e Marino. 
La sentenza, da un lato invalida l'atto con il quale gli uffici di Berdini hanno disposto l'annullamento del permesso a costruire e, dall'altro dispone che la stessa Alfiere Spa deve corrispondere per intero i 24 milioni di euro che, indicati nel contratto d'acquisto, non erano stati previsti in sede di convenzione dall'Assessore Caudo.
Anche questa storia, come quelle che si possono raccontare su altri temi cruciali come lo Stadio della Roma, la Nuova e la Vecchia Fiera di Roma e la Metro, ci dimostra come la Giunta Raggi sia senza idee e immobile.
Tanti dicono: “lasciateli lavorare, lasciateli studiare” ma la realtà è che sono fermi non stanno nè studiando nè prendendo decisioni e, quando lo fanno, la maggior parte delle volte tornano sui propri passi o subiscono i rilievi dell'Anac e dei tribunali. 
Oltre alle dichiarazioni e ai post su Facebook quello che manca sono gli atti di governo. Dove sono le delibere? Quando l'Assessore Berdini inizierà a prendere delle decisioni? Quando riuscirà a porre in essere un processo che abbia le carte in regola per arrivare sino in fondo? 
Oggi, ci troviamo di fronte ad una Giunta, e ad un Assessorato all’Urbanistica, a cui manca una visione politica ed è facile accorgersene leggendo le linee programmatiche della Giunta Raggi dove la visione risulta la grande assente. Ne avevamo parlato all’incontro pubblico di Roma Bella lo scorso primo Ottobre quando abbiamo tracciato un bilancio dei primi 100 giorni della Giunta Raggi e raccontato come avremmo fatto noi al loro posto. La cosa che preoccupa la città è che tutto questo non solo lascia aperte le ferite, ereditate dalle giunte Alemanno e Marino, ma mina profondamente il nostro futuro, la fiducia nelle Istituzioni e la credibilità verso nuovi investitori.
La qualità della vita si migliora con scelte concrete e la politica si misura sui risultati.
Un Sindaco o un Assessore possono avere mille idee, ma nella storia di questa città, tra 10, 100, 1000 anni, rimarranno solo i fatti.

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