venerdì 11 novembre 2016

Dai "dannati" di Via Cupa ai "disperati" di Piazzale Spadolini.


(foto Roma Today)

Da “ dannati di Via Cupa” a “disperati di Piazzale Spadolini”. 
Questo è il destino dei circa 150 migranti transitanti (e non solo) che fino al 30 settembre erano ospitati nel centro Baobab di via Cupa e oggi vivono sparsi intorno alla seconda stazione della capitale, quella di Roma Tiburtina, per riunirsi solo la sera quando arrivano i volontari a distribuire pasti caldi, una coperta, o un minimo di assistenza per affrontare l’ennesima notte al freddo. 
La maggior parte di loro proviene da Somalia, Eritrea e Sudan. 
Roma per loro è solo una tappa di un viaggio più lungo e disperato che dovrebbe finire in altre città europee; l’ultimo passaggio prima di un lieto fine, e che invece si sta rivelando una prigione a cielo aperto.
Loro sono i protagonisti di un dramma a cui, per ora, nessuno riesce a mettere fine.
“Le uniche autorità che fronteggiano la situazione sono polizia e vigili urbani, anche loro, bisogna dirlo, in grande difficoltà nel dover trattare come pericolose queste persone che in larga parte sono giovanissimi.”
Questa la testimonianza di Fabio Cortese e Isabella Montagna, due consiglieri del II Municipio, eletti con la lista civica, Roma torna Roma. 
Pochi giorni fa i volontari avevano allestito delle tende provvisorie proprio nel piazzale della stazione, ma anche stavolta lo sgombero è arrivato presto e la situazione è tornata al punto di prima. 
Ma la nuova Amministrazione come aveva promesso di risolvere questa situazione di emergenza che ormai si trascina dal 30 settembre, giorno dell’ultimo sgombero del Baobab?
L’11 ottobre, su questo tema, si è tenuta addirittura un’assemblea capitolina straordinaria a cui era stata invitata a partecipare anche la presidente del II Municipio Francesca Del Bello. 
Durante il consiglio l’assessore alle politiche sociali Laura Baldassarre aveva tentato di far luce sulle intenzioni della Giunta Raggi rispetto alla situazione esistente. 
Sostanzialmente l’assessore rappresentava l’esigenza di creare un hub che fosse in grado di fornire una prima accoglienza ai migranti. Parallelamente poi manifestava la necessità di sviluppare una rete decentrata di accoglienza su tutti i municipi, al fine di non gravare solo su alcune aree, come ancora oggi accade, per esempio nel II e IV Municipio. 
Senza dubbio tanti buoni propositi che però, a distanza di un mese, non si sono trasformati in fatti concreti. 
Dov’è l’hub previsto? Dove è finita l’indagine conoscitiva che avrebbe dovuto reperire nuovi posti per i migranti temporaneamente presenti nel territorio comunale? Anche ieri dalla sua pagina Facebook, l’assessore Baldassarre ha ribadito le promesse già espresse in assemblea capitolina, ponendo l’accento sulla collaborazione tra “ istituzioni competenti , valorizzando il ruolo positivo espresso in questi anni da associazioni e cittadini. Ognuno deve fare la propria parte nel rispetto della legalità”.
Eppure i giorni passano e l’unica azione intrapresa , al momento, risulta essere l’aumento delle risorse per il Piano freddo, un programma destinato alle persone senza fissa dimora (e che tra l’altro partirà solo il 1 dicembre) il quale non appare assolutamente una misura idonea a far fronte a una situazione così complicata. 
“La questione - afferma Roberto Giachetti - è senza dubbio complessa e di non facile soluzione. 
È evidente a chiunque che non si possa risolvere da un giorno all’altro, ma ciò che desta preoccupazione è che, a distanza di oltre un mese dalla presentazione di un piano da parte dell’assessore, ancora non ci sia traccia di alcun cambiamento e di azioni concrete per migliorare la condizione di queste persone. 
La situazione non è stata affrontata né dal punto di vista “ordinario”, né tantomeno “straordinario”. 
In attesa di risposte e soprattutto fatti, ci auguriamo che il tanto sbandierato raccordo tra le istituzioni trovi finalmente attuazione. Aspettiamo di capire fin da subito in quali tempi e quali misure strutturali e organiche saranno adottate. 
Non possiamo e non dobbiamo lasciare da soli i Municipi – conclude Giachetti”.

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