lunedì 10 ottobre 2016

In 100 giorni si poteva fare: l'intervento di Alessio Conti Roma Bella 1 Ottobre 2016

I 100 giorni di Virginia Raggi, un bilancio (parziale) di Alessio Conti per Roma Bella





Una necessaria premessa, prima di parlare di cosa si sarebbe potuto fare in 100 giorni, è che per governare serve, prima di tutto, avere una squadra, squadra che, Virginia Raggi, non aveva pronta malgrado quanto dichiarato in campagna elettorale e al contrario di Roberto Giachetti, che l’aveva annunciata ben 15 giorni prima del voto.
A 100 giorni dall’insediamento della nuova Giunta la macchina non è avviata perché mancano gli ingranaggi fondamentali. Tra i ruoli apicali dell’amministrazione manca il Capo di Gabinetto (dopo le dimissioni di Carla Raineri), il posto di Segretario Generale è vacante e il Ragioniere Generale ha rimesso il proprio mandato nelle mani della Sindaca. Anche il Corpo della Polizia Municipale è senza vertice dopo la non riconferma dell’incarico a Raffaele Clemente e l’interim affidato al suo vice (in scadenza a fine mese); per concludere anche AMA e ATAC sono senza vertici dopo le dimissioni di Daniele Fortini e di Andrea Solidoro, quest’ultimo ad un solo mese dalla nomina, nella municipalizzata dei rifiuti e quelle di Marco Rettighieri e Armando Brandolese in quella dei trasporti. Sul piano politico, solo ieri sono stati nominati i due assessori mancanti, quello al Bilancio e quello alle Partecipate, completando così, dopo tre mesi di Governo, la Giunta: ad oggi, però, questa è composta da 6 uomini e 4 donne in violazione dell’articolo 25 comma 3 dello Statuto di Roma che prevede parità di genere ed esponendo, così, la Sindaca a ricorsi. Questo ritardo nella composizione della squadra di governo ha avuto come risultato lo stallo amministrativo che ben si riassume, al 27 Settembre, con poco meno di 40 delibere (di cui più della metà per nomine dello staff) che non reggono di certo il paragone con le 397 approvate da Milano o le 209 approvate a Torino.
Con queste premesse veniamo, quindi, a quello che è il bilancio di questi primi 100 giorni, passando in rassegna molte delle promesse non mantenute, le bugie dette ai romani e le tante occasioni che non sono state colte. A mio avviso questo bilancio va visto sotto tre punti di vista: il loro approccio all’organizzazione della macchina amministrativa, come hanno gestito l’ordinario e i problemi quotidiani e che tipo di indicazioni hanno dato rispetto alle prospettive di lungo periodo a dove vogliono, quindi, condurre la città.
Ho già accennato, in premessa, di come siano arrivati impreparati al governo di Roma, ma va sottolineato come in questi primi mesi quello che è venuto meno sono stati molti dei loro “cavalli di battaglia”: le riunioni non sono più trasmesse in streaming, non c’è contatto con la stampa, i giornalisti vengono derisi e l’unica comunicazione avviene su FB; sui social nasce una realtà parallela fatta di bugie raccontate dalla Sindaca e dagli Assessori o si attribuisce all’amministrazione meriti per cose che non ha fatto o di cui è solo beneficiaria; in ultimo, si scopre il doppiopesismo in tema di garantismo, ora che la magistratura indaga membri della loro amministrazione o che i loro conflitti di interessi diventano palesi, si fa finta di niente o si chiede tempo per approfondire. In tema di bilancio, primo grande scoglio, avevano promesso di recuperare ben 1,2 miliardi di euro ma poi, nella manovra di luglio, per arrivare a recuperare 70 milioni di euro hanno tagliato i finanziamenti ai centri anti violenza; avevano promesso un audit sul debito e la sua rinegoziazione ma poi non hanno presentato, entro i 90 giorni previsti, la Relazione sul Debito e l’Accertamento di Cassa né hanno chiarito come vogliano rinegoziare il debito storico del Comune di Roma; hanno fatto scadere i tempi per il bilancio di assestamento e il previsionale per il 2017 rischia di non essere approvato nei termini di legge. Nessuna risposta è arrivata neanche su come intendano assumere i vincitori del “Concorsone” né come tratteranno il tema del pagamento del “salario accessorio” ai dipendenti e nel frattempo, 70 Dirigenti capitolini hanno scritto una lettera alla Sindaca denunciando che la macchina è ferma. 
La crisi del Campidoglio coinvolge anche le principali aziende controllate dal Comune. ATAC ed AMA, oggi senza il management che, nei rispettivi campi stava operando per riportare legalità ed efficienza nell’erogazione di due importanti servizi per la città. Per AMA, la Sindaca Raggi e l’Assessore Muraro (sulla quale ci sono indagini in corso e pesanti conflitti di interessi) puntano solo a riportare gli uomini di Alemanno in sella e a riallacciare il rapporto con Cerroni, mentre annunciano l’avvenuta pulizia della città ad Agosto, quando però non ci sono i romani mentre ad oggi vediamo quanto il problema sia tutt’altro che risolto. Su ATAC hanno scelto di escludere il management che stava tagliando i privilegi e limitando il potere del Sindaco accogliendo così le aspettative di quei sindacati che in campagna elettorale avevano apertamente appoggiato la candidatura di Virginia Raggi; non dimentichiamo le inchieste che sono partite dalle segnalazioni di Rettighieri e lo stop ai privilegi che ha fermato: l’acquisto a prezzi fuori mercato dei pneumatici per i bus, la messa in gare dei servizi di mensa e bar del “Dopolavoro” gestito in maniera opaca dai Sindacati, un taglio netto ai permessi per sindacali con risarcimento da parte delle sigle sindacali, sino alle visite per controllare chi era stato per motivi di saluti inibito alla guida, scoprendo che un “incredibile” 80% era guarito! Nel mentre, a Settembre i romani hanno trovato corse tagliate e la manutenzione della Metro rinviata perché i 18 milioni di euro necessari non sono stati trasferiti in tempo ad ATAC. Non mancano però gli spot come quello fatto dalla Sindaca che avoca a se il merito per la messa in servizio di 40 nuovi bus di una flotta di 150 acquisita in leasing, quando è noto come questa operazione sia stata avviata e conclusa dal precedente management oppure il prendersi il merito dell’arrivo di 58 milioni per investimenti sul TPL (nuovi autobus ecologici, miglioramento dei nodi di scambio, interventi di mobilità).
Veniamo ora al secondo aspetto, quello della gestione delle “piccole cose” quelle che attengono all’ordinario, alla quotidianità. In tema di commercio, ad esempio, sin dal loro insediamento è venuta meno la lotta contro l’illegalità diffusa, anche a causa del comportamento ambiguo che hanno tenuto. La rimozione del vecchio capo della Polizia Municipale è stata un segnale, dal momento che l’abusivismo era uno degli ambiti su cui aveva fatto maggior pressione e nel frattempo sono, ad esempio, tornati nei punti più belli di Roma i camion bar e la lotta al commercio abusivo non ha registrato nessun segnale apprezzabile; intanto il Movimento 5 Stelle scende in piazza per dire “NO” alla Direttiva Europea “Bolkestein” che prevede che vadano a bando le licenze per gli ambulanti, invece di pensare ad utilizzare questa occasione per ridisegnare il commercio a Roma e liberare monumenti e zone di rilievo storico-archeologico dal commercio abusivo e dai camion bar. L’assenza dell’Assessore al Bilancio ha fatto saltare anche la manovra di assestamento al bilancio che sarebbe dovuta essere approvata entro la fine di Settembre: questo significa che si rischia la mancata copertura di servizi fondamentali ai cittadini come, ad esempio, l’assistenza domiciliare per i minori, le rette per il loro affido, il prolungamento a fine anno delle attività dei centri diurni per gli anziani e anche l’assistenza domiciliare e scolastica per giovani e adulti con disabilità. Sul sito del Comune di Roma non ci sono ancora i moduli, che avrebbero dovrebbero essere disponibili dal 2 Settembre, con i quali i cittadini sotto la soglia di povertà possono chiedere il SIA (Sostegno all’Inclusione Attiva) il contributo economico che il Governo ha introdotto dallo scorso Luglio. Oltre a questo c’è il tema degli interventi nelle scuole: la mancata approvazione della manovra di assestamento ha fatto svanire ben 48 milioni di euro, provenienti dal governo, per la manutenzione straordinaria delle scuole; in più è da riscrivere il bando per i nidi in concessione, per i quali la Sindaca sin dal mese di Agosto, si vantava di aver trovato una soluzione; l’anno scolastico è stato aperto con meno maestre, nonostante il governo ne avesse sbloccato l’assunzione di oltre un migliaio (Decreto Madia) e la Sindaca, la scorsa avesse assunto a lei e al Movimento 5 Stelle il merito di questi risultati (malgrado in Parlamento avessero votato contro); in tutto ciò in diverse scuole sono saltate anche le derattizzazioni, tanto che la Girolami” dell’I.C. Margherita Hack a Monteverde è rimasta chiusa, a inizio scuole, a causa proprio della presenza dei topi. 
E neppure meglio va alla manutenzione stradale, dove gli appalti sono fermi sempre a causa del blocco delle risorse dovuto al mancato assestamento di bilancio, che ha bloccato, ad esempio, i 1,76 milioni di euro destinati al Municipio XI o i fondi necessari ad ripristinare il manto stradale sul quale si sarebbe dovuta correre la maratona Roma-Ostia che, in mancanza, è stata annullata; infine, il piano di pulizia di tombini e caditoie è fermo al palo, nonostante la Sindaca a luglio avesse chiesto informazioni sullo stato dei fatti salvo poi non prendere alcun provvedimento facendo si che i disagi dovuti alle piogge di fine agosto appaiono essere solo l’aperitivo di quello che ci aspetta nei prossimi mesi.
Veniamo quindi all’ultimo punto. Se quanto detto sinora rappresenta un breve sunto dell’ordinario, quello che desta preoccupazione è come questa amministrazione si sia mossa nei confronti dei progetti di più ampio respiro quelli che, per intenderci, dovrebbero dare segni di indirizzo e sviluppo della città da qui nei prossimi 5 anni. In un Comune con un debito di quasi 13 miliardi di euro è davvero complicato trovare fondi per fare investimenti pubblici e quindi una buona amministrazione deve sicuramente saper cogliere tutte le opportunità che si manifestano e cercare anche di concludere i progetti in corso che possono portare beneficio alle casse della Capitale in termini di opere e di risorse. In questi primi 100 giorni le scelte urbanistiche fatte dall’Assessore Paolo Berdini e le scelte dello stesso Dipartimento sono andate tutte nel senso opposto. Sulle Torri dell’EUR regna la totale incertezza dopo che il Comune di Roma ha ritirato lo scorso luglio il permesso, rilasciato nel dicembre 2015, ad iniziare i lavori per ospitare le nuova sede di Telecom, questo a seguito di approfondimenti richiesti dalla Guardia di Finanza che aveva ha constatato come, a fronte dei 25 milioni di oneri da versare all’amministrazione, ne fosse stato richiesto solo uno: in realtà, rispetto al progetto iniziale che prevedeva la trasformazione in residenze dello stabile e quindi un cambio di destinazione d’uso, il nuovo progetto prevede semplicemente una ristrutturazione per la quale corrisponde, appunto, un solo milione di euro. Non è chiaro come finirà la situazione e su questo, l’Assessore Berdini ha rilasciato dichiarazioni discordanti prima rinunciando e poi pretendendo i 25 milioni di euro mentre, ad oggi, l’unica certezza sono gli scheletri dei tre grattaceli. Stessa cosa è accaduta per la Fiera di Roma dove la scelta (ideologica) del Comune di ridurre le cubature autorizzate nell’ex sito mette in crisi il piano di rilancio della Nuova Fiera visto che la società che gestisce entrambe (partecipata da Comune, Regione e Camera di Commercio) contava proprio sulla vendita dell’ex Fiera per far cassa e chiudere l’esposizione debitoria e iniziare l’opera di rilancio mentre, attualmente, a causa delle scelte compiute e con meno fondi, l’operazione è a rischio. Anche sullo Stadio della Roma il comportamento tenuto sin qui dall’Amministrazione Raggi è decisamente ambiguo visto che ancora non è chiaro come intenderà porsi in conferenza dei servizi, avviata secondo legge dalla Regione Lazio e che si concluderà a Marzo 2016, e se riconfermerà l’interesse pubblico dell’opera. Nel frattempo, la stessa amministrazione ha fatto perdere un’occasione di riqualificazione a Corviale, non cogliendo l’opportunità offerta dal “Bando delle Periferie” che prevedeva investimenti consistenti per riqualificare quartieri degradati delle città: Palermo ha chiesto fondi per lo Zen, Napoli per le Vele di Scampia mentre Roma ha chiesto questi fondi per la realizzazione di interventi minimali senza richiedere i 23 milioni di euro necessari per il progetto, nato da un concorso internazionale, per la riqualificazione del Serpentone e comunicando alla stampa di aver richiesto 2,5 milioni di euro per completare la realizzazione di una scuola, già finanziata dal Comune di Roma con il Contratto di Quartiere. 
E’ chiaro come in questo modo risulti difficile andare avanti e dare prospettive alla città e nel frattempo, la mancanza di visione e di una qualsiasi idea di sviluppo ce la restituisce il modo con il quale è stato trattato il tema delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi e l’umiliazione inferta al mondo dello sport italiano dal trattamento che Virginia Raggi ha riservato al CONI, prima disertando l’appuntamento per discutere sulla rinuncia alla candidatura e poi non permettendo che questi intervenisse per spiegare il progetto in Assemblea Capitolina. La scelta di dire “no” ai Giochi è una scelta sbagliata che ha spiegazioni diverse rispetto a quelle che pubblicamente sono state date. Non è vero che la scelta sia stata conseguenza di quanto detto in campagna elettorale visto che la Sindaca Raggi aveva promesso un referendum per decidere. E non è vero che i Giochi indebitano la città visto che i fondi provengono dal CIO e dal Governo e sono stati introdotti nuovi criteri per contenere i budget ed evitare l’esplosione dei costi, inoltre, quando si parla di debiti, si dimenticano spesso i benefici ossia la contabilizzazione delle opere pubbliche realizzate o i benefici immateriali che la diffusione della pratica sportiva comporta. Non è corretto sostenere che ci sia un legame diretto tra giochi e corruzione, se si ha paura della corruzione allora non si tenti neanche di governare soprattutto quando non ci sono alibi, come in questo caso nel quale, in caso di assegnazione dei Giochi, sarebbe proprio il Comune a gestire tutti i fondi per opere e organizzazione. La verità a mio avviso è un’altra. I Giochi sono stati l’agnello sacrificale per ricucire i rapporti interni al Movimento 5 Stelle, la prima vera cambiale politica che Grillo ha chiesto a Raggi per chiudere un inizio che ha visto un’azione largamente insufficiente dal punto di vista amministrativo che ha sconfessato più e più volte principi e pratiche del Movimento 5 Stelle stesso. La seconda motivazione è, invece, l’assenza totale di visione di questa amministrazione che non ha chiaro il dove voglia andare, che perde il tempo a litigare per poltrone, nomine e stipendi in una lotta tutta interna al Movimento 5 Stelle dove la città è spettatrice, in attesa di vedere soluzioni.
In conclusione, le due ultime osservazioni, ossia un Sindaco che non è libero di decidere e la totale mancanza di visione restituiscono caratteristiche che si replicano in ogni campo nel quale questa amministrazione, sinora, ha messo mano. Al contrario di questo, Roberto Giachetti ha mostrato capacità di autonomia decisionale e di saper costruire una squadra fuori dalle logiche e dalle pressioni della politica e soprattutto ha costruito un programma per la città che aveva chiaro dove andare e quali erano le azioni che nei primi 100 giorni e nel medio periodo avrebbero portato ad esaudire le promesse fatte a fare… Roma Bella.

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